Feeds:
Articoli
Commenti

encefalogramma piatto

più che voglia oggi ho bisogno di scrivere. essere circondata da persone fighe ed ancora illuse mi rende meno figa e sempre più disillusa. il termine circondare tra l’altro è improprio, non mi circonda proprio nessuno se non attraverso facebookiana memoria. quello che sto facendo adesso è mettere insieme un pezzo dopo l’altro, con la colla, con lo scotch, talvolta con quelle cose metalliche di cui mi sfugge sempre il nome, procedendo verso una strada che ha il sapore di ignoto. l’ignoto è bello ma nel mio caso è anche contenuto. ho deciso di tenermi quello che ho, perchè per tanti motivi l’idea di essere potenzialmente libera sembra maggiormente confacente con quanto vorrei fare. ora c’è un progetto che non so se potrò realizzare, le incognite sono così tante che mi stanco al sol pensiero di elencarle. nel frattanto faccio un corso di cui il minimo comune denominatore mi sembra la capacità di essere ridicoli. non riesco altresì ad organizzarmi la giornata in modo costruttivo. perdo sempre troppo tempo da qualche parte, dove? ho mangiato lo stinco ribollito ed era buonissimo. ho bevuto la leffe ed era buonissima. ho visto il video di lights degli interpol ed era bellissimo. ho mangiato il gorgonzola con la bresaola fatto da te ed aveva un qualcosa di incantevole. e mentre progetto, canto, perdo tempo, scrivo canzoni dal testo quanto meno contestabile tipo quella di stamani (povera me triste misera e tapina) che aveva un sound niente male,  sogno il sogno americano, odio, odio e ancora odio il non riuscire a sfogare ciò che pulsa in me e che suona come arte. che non è arte in quanto preziosa ma è arte in quanto esternalizzazione di quella sensazione interna di procedere verso lidi inesplorati dove il comune sentire non può arrivare. i miei lidi. solo miei. il mio sentire. sono la persona più fraintendibile al mondo, eppure penso di essere volgarmente chiara. io non riesco a capire perchè. perchè mi scontro sempre con persone che sputtanano il mio io ma above all perchè non riesco ad accettare di venire sputtanata. in fondo che male c’è basta dire fuck you e girare largo. fuckyou.

mia madre sostiene che un mattatoio rimanga sempre un mattatoio anche se è ex. forse ha ragione, o almeno l’odore che emanava era quello di un mattatoio poco ex. eppure la gente era felice di stare lì dentro, non che ce ne fosse moltissima di gente. sono contenta di essermi data degli obiettivi con delle scadenze, ma talvolta gli obiettivi troppo pratici non interessano. non c’è nulla di creativo in loro. e quindi a che serve parlarne? io sono contenta lo stesso però. nonostante tempo e misura mi abbiano sempre spaventata, oggi il tempo è diventato misura della mia vita.

una notte di qualche tempo fa mi è stata raccontata una favola, ed il mio cervello ha iniziato ad immaginare il taglia bambù. non la ricordo già più, ma era bella.

i miei rapporti interpersonali sono sempre caratterizzati da un bel ?. penso che sia perchè sono sempre nel mezzo. il problema è che quando sei in mezzo non appartieni a nulla, il mezzo diventa l’unica forma possibile.

venere

La Signora del piano di sotto continua a dire che la sua vita è finita. Mi chiama per dirmelo. Eppure ancora ride, non sembra crederci neppure lei quando mi dice: ” gioia, io sono finita” con degli occhietti vispi da donna che ne ha combinate tante in gioventù e forse anche dopo. Aggiunge che non ci vede, non più, per questioni di catarratta & co., ma appena passo io vicino alla finestra lei mi chiama anche se non parlo. Ha voglia di parlare la signora del piano di sotto. La terza cosa che mi dice, in un crescendo di confidenza, è che mi devo sposare. con un romano. “sposati! e vieni ad abitare in questo palazzo”, dice. Inutile farle notare che io in quel palazzo ci vivo già e che le ho anche salvato la vita una volta. storia torbida tra lupini, fuoco, sonno e vecchiaia.

così la signora del piano di sotto passa le sue giornate alla finestra e pur non sembrando una persona arrendevole sembra che piano, piano stia cedendo all’arrendevolezza. alle volte va a fare la spesa, talvolta esce anche di domenica per andare a fare la spesa. ma trova tutto chiuso e allora torna a casa. se è fortunata trova me per le scale che le ricordo che è domenica ed evito di farla uscire. mi ha anche promesso l’olio che fa lei la signora del piano di sotto, ma non me lo ha mai portato. dice che è colpa dei figli, ma io non ci credo tanto.

ovviamente se ho un segreto non posso raccontarlo alla signora del piano di sotto, in fondo non ha mai smesso di fare la portinaia. lo ha nelle vene quel lavoro. dice che rientro sempre dopo mezzanotte e che lei mi ha visto con il mio fidanzato. ed io, che credevo che le portinaie raccontassero tutto sì ma almeno con una base di fondatezza, sono stata smentita.  

 

Così anche il Brasile mesto mesto è andato a casa – poco male. ma facebook è già piena di invettive contro i brasiliani. forse perchè loro sanno giocare a calcio e noi no – non lo so.

sono successe tante cose più rilevanti in questo periodo. ho visto la polverini ed il suo brillante sorriso dal vivo – wow. ho scritto delle emails di un certo spessore – double wow. e nel giro di un paio di settimane dovrò presentare la manovra ai miei capi (non dovrebbe essere il contrario?) – applausi.  

eppure di cose rilevanti ne sono successe davvero: ho visto il più bel concerto della mia vita so far. con battiato mattatore, carmen consoli geisha, paola turci bambina, marina rei incapace di suonare la batteria, cacciapaglia da lacrime, i radiodervish profondi ed alice chilaconosce. il tutto mescolato con la cavea dell’auditorium e tu – fantastico. sono andata a fare acquisti di libri e da remainders al 75% ho trovato un pacchetto di libri fenomenali – here we go. in più alla feltrinelli ho ceduto all’acquisto di 2 testi costosi ma accattivanti: 1) un giorno, consigliato da coe e hornby; 2) verso la dolcezza, consigliato da me per l’incipit. Il secondo l’ho quasi finito ed il primo l’ho appena iniziato – vedremo.

ho scoperto di avere due settimane di ferie e dovendo andare a trovare i miei risulto incompatibile con qualsiasi piano organizzativo festivo dei miei amici – eureka.

ma luglio suona bene – benissimo:

9 Petra Magoni @ Auditorium
14 Baustelle @ Capannelle
15 Yann Tiersen @ Villa Ada
21 Jònsi @ Auditorium
22 Florence & the machine @ Auditorium

Dialoghi tra Madama e Pit- P. io i ricchi li schifo M. perchè? P. non lo so, non mi ci trovo. Li trovo ampollosi, ignoranti… ricchi. M. mhh.. P. tanto lo so che pensi sia un pregiudizio M. infatti P. bè ma non è un pregiudizio M. ah no? P. mh.

devo dire la verità mi state sulle palle. e tu di più.

a me dispiace.

non tanto perdere e avere a che fare con i perdenti, per i quali ho una simpatia innata, ma il post sconfitta di per sè. facce triste, avvilite, sconfitte appunto. fallimenti nell’aria tersa. magari a qualcuno non interesserà e metterà in mezzo i tatuaggi, i soldi, il bel paese ma a me si. i fallimenti non concessi sono come dei pugni in faccia che continuano a far male per giorni, forse mesi.

i fallimenti non concessi assogettabili e assoggettati al pubblico ludibrio, alla gogna mediatica mi rendono malinconica. da sempre.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.